Non serve “mettere più persone in riunione” per risolvere la confusione di ruoli nel CDA in fase di crescita. Serve un perimetro chiaro su chi decide cosa e deleghe operative.
Quando deleghe non operative, livelli decisionali poco chiari e trasformano la crescita in un collo di bottiglia.
Quando un ETS è piccolo, molte cose si reggono su fiducia e velocità. Ci si conosce, ci si parla al volo, il presidente coordina in modo naturale e le decisioni sembrano scorrere.
In questa fase la confusione di ruoli nel CDA può restare invisibile: non perché non esista, ma perché la complessità è ancora contenuta e gli equivoci si assorbono.
Il punto di rottura arriva quando l’ente cresce.
Aumentano progetti, responsabilità, interlocutori esterni e richieste. Aumenta anche il numero di decisioni da prendere, e soprattutto aumentano le decisioni “collegate”: una scelta ne attiva altre, un progetto crea un vincolo, una risorsa genera una dipendenza.
In quel momento la confusione di ruoli nel CDA in fase di crescita diventa un problema concreto: le deleghe non operative si notano, i livelli decisionali poco chiari generano attese, e molte decisioni che dovrebbero restare “nel perimetro” finiscono per tornare al vertice.
La crescita non crea l’ambiguità: la porta a galla. Se non si rende leggibile chi decide cosa, l’organizzazione non governa la complessità: la subisce, e il CDA rischia di oscillare tra due estremi ugualmente faticosi, cioè intervenire su tutto oppure perdere presa su ciò che conta davvero.
In un ente che cresce, non basta “fare più cose”. Bisogna decidere di più, più spesso, e con più interdipendenze.
Se i ruoli nel CDA restano fluidi come nella fase iniziale, succede una cosa semplice: si perde tempo a capire dove passa la responsabilità, e le decisioni si appesantiscono. Non perché manchi intelligenza, ma perché manca un sistema che renda decidibile ciò che va deciso.
Quando i livelli decisionali restano poco chiari, il sistema entra in una modalità faticosa: riunioni più lunghe, scelte rimandate, revisioni continue.
Aumenta il numero di richieste verso l’alto, perché le persone non sanno con certezza fin dove possono spingersi. È il meccanismo tipico delle organizzazioni in crescita: più ambiguità produce più richiesta di conferma, e più conferme richieste producono più collo di bottiglia.
Un effetto collaterale è ancora più delicato: la crescita “chiede” coordinamento, mentre il sistema continua a rispondere con abitudini.
Così la governance, invece di stabilizzare, diventa intermittente: si reagisce alle urgenze e si decide dove c’è più pressione, non dove sarebbe previsto.
All’inizio le decisioni sono poche e spesso indipendenti: si può “aggiustare” al volo. Con la crescita, tutti questi processi informali non reggono la complessità e molte scelte diventano a catena.
Un progetto nuovo cambia priorità, richiede risorse, modifica turni o ruoli; un partner esterno impone tempi; un finanziamento introduce vincoli; una nuova figura operativa apre domande di coordinamento.
Se il CDA e la struttura non hanno confini chiari, ogni scelta attiva altre scelte e il sistema si ingolfa.
In questa fase, anche un CDA motivato rischia di fare un errore comprensibile: prova a recuperare controllo entrando nel dettaglio. Il risultato però è prevedibile: più micro-gestione, meno autonomia, più attese.
La crescita chiede un cambio di postura: meno “presenza ovunque” e più architettura delle decisioni.

Molti CDA hanno deleghe “sulla carta”. Spesso chi le riceve lavora, prepara, coordina, ma al momento della scelta la decisione vera risale comunque.
Qui si vede la distanza tra mandato dichiarato e responsabilità esercitabile: la delega esiste, ma non libera autonomia, perché mancano confini, criteri e accesso alle informazioni necessarie per chiudere.
Quando le deleghe non operative nel CDA diventano la norma, emergono due estremi che si alternano e si alimentano.
Da un lato c’è il presidente sovraccarico: tutto passa da lui, anche ciò che potrebbe restare operativo. Dall’altro c’è la sovrapposizione di ruoli: tutti intervengono su tutto, perché nessuno vede confini stabili e si tenta di coprire l’incertezza con la presenza.
Questo accentramento in fase di espansione rallentano: se tutto torna al vertice, le decisioni si accumulano e l’ente aspetta; se tutti decidono su tutto, le discussioni si moltiplicano e le scelte faticano a consolidarsi.
La chiarezza non riduce partecipazione e autonomia: le rende possibili, perché stabilisce dove ognuno può davvero esercitare responsabilità senza chiedere permesso ogni volta.
Quando la confusione di ruoli nel CDA in fase di crescita è attiva, i segnali sono riconoscibili. Non sono colpe individuali: sono effetti di un sistema che non è cresciuto insieme ai progetti.
I più tipici sono questi, e spesso arrivano insieme: presidente sovraccarico, decisioni che tornano al vertice anche per temi ricorrenti e operativi; sovrapposizione di ruoli e tutti entrano su tutto.
Cosa cambia quando si fa ordine? Cambia che l’ente smette di “indovinare” la responsabilità.
Le deleghe diventano esercitabili, le scelte tornano nei luoghi corretti, e il CDA smette di oscillare tra disimpegno e gestione.
La chiarezza crea un effetto immediato: diminuiscono le conferme richieste, diminuiscono le correzioni continue, e aumenta la qualità del lavoro perché le persone non stanno più compensando l’ambiguità.
Fare ordine, in un ETS, non significa rendere tutto rigido. Significa rendere tutto leggibile.
Un’organizzazione leggibile è un’organizzazione in cui le persone sanno: qual è la priorità, dove si decide, chi chiude, e che cosa è delegabile senza ansia.
Quando questo accade, anche il clima cambia: diminuisce la tensione “laterale” e aumenta la fiducia adulta, quella basata su confini e responsabilità reali, non su interpretazioni.
Quando un ETS cresce, la confusione di ruoli nel CDA non è un dettaglio: diventa un moltiplicatore di lentezza, tensione e dispersione.
Quasi sempre il punto non è la qualità delle persone, ma l’assenza di un sistema che renda leggibile la catena delle decisioni. La crescita non chiede più controllo personale, chiede un sistema che regga.
Se vuoi che la crescita non trasformi la partecipazione in sovrapposizione e il vertice in un collo di bottiglia, la domanda guida è una sola: chi decide cosa, con quali confini e con quale responsabilità.
Quando la risposta è chiara, l’organizzazione torna governabile, la complessità smette di pesare su una persona sola, e il CDA può tornare a fare il suo lavoro vero: presidiare direzione, priorità e qualità delle decisioni.
È quando, aumentando progetti e complessità, non è più chiaro chi decide cosa: deleghe non operative, sovrapposizioni e decisioni che risalgono sempre al vertice rendono la governance più lenta e fragile.
Se chi ha la delega lavora e propone, ma la scelta finale torna quasi sempre al presidente o al CDA, e se per ogni decisione serve una conferma “di sicurezza”. Una delega vera libera autonomia entro confini chiari.
Perché le responsabilità diventano più interdipendenti e, se i livelli decisionali restano poco chiari, le persone preferiscono far salire tutto per non sbagliare. Il risultato è un collo di bottiglia.
Un presidente sovraccarico insieme a riunioni più lunghe e meno conclusive: si discute tanto, ma si chiude poco, perché non è chiaro dove passa davvero la responsabilità.
Non serve “mettere più persone in riunione” per risolvere la confusione di ruoli nel CDA in fase di crescita. Serve un perimetro chiaro su chi decide cosa e deleghe operative.
Business Coach Terzo Settore Non Profit
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